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di Federico Boni
www.spetteguless.blogspot.com
clubbingspetteguless@gmail.com
Dopo quasi 6 anni ‘virtuali’ vissuti esclusivamente sulla rete, Spetteguless da questo mese apre il suo angolo
‘cartaceo’ proprio su Clubbing. Attraverso questa rubrichetta, che cercherà di fare le pulci al mondo, glbtiq e
non solo, proverò a trattare gli argomenti più scottanti, d’attualità e di totale inutilità che il globo ci propina
quotidianamente, tentando di prendermi il meno sul serio possibile, come d’altronde Spetteguless insegna
736. 23 a testa per 32 squadre. Tanti saranno gli uomini
aitanti, giovani e forti, sexy ed affascinanti, depilati e sessualmente
focosi che per 30 giorni passeranno 24 ore
su 24 a stretto contatto. Sempre insieme, a colazione, a
pranzo, a cena, in bagno, sotto le docce, negli spogliatoi,
a letto. Dalla mattina alla sera, senza donne, fidanzate e
mogli. Uomini, uomini e solo uomini.
736 masculi provenienti dai quattro angoli del globo e
nessun omosessuale?
Suvvia, è statisticamente più facile vincere al SuperEnalotto
che non trovare un calciatore gay agli imminenti
mondiali di calcio africani, come ogni edizione ben attenti
a far trasparire solo ed esclusivamente la parte ‘etero’ e
‘becera’ di questo amatissimo gioco, per clichè odiato
dai gay di tutto il mondo. Stereotipi per l’appunto, visto
che gli stadi italiani vedono migliaia di gay e lesbiche
che settimanalmente seguono la loro squadra del cuore,
così come è palesemente un’idiota luogo comune quello
che vuole il mondo del calcio privo di ‘omosessualità’.Il
tecnico della nazionale azzurra anni fa disse di non aver
mai incontrato calciatori gay nella sua lunga carriera.
Una barzelletta esilarante, considerando quanti calciatori
omosessuali esistono nel calcio italiano. Tanti, ben noti al
mondo del gossip, di cui si vocifera sugli spalti, ai bar il lunedì
mattina, nelle redazioni dei settimanali scandalistici,
per rimanere poi nascosti tra le ‘leggende metropolitane’.
Perchè un gay nel calcio sarebbe una rivoluzione forse
eccessiva per il nostro omofobo e maschilista mondo,
avvinghiato con tutte le proprie forze a quella palla di
cuoio che almeno una volta a settimana spazza via dubbi,
incertezze e difficoltà economiche. Il calcio è per gli
uomini veri, non per le ‘checche’, le femminucce. Idiozie
più volte ascoltate e talmente ridicole da far sorridere, per
non piangere. In Scozia una leggenda del Rugby come
Gareth Thomas ha scioccato l’intero paese annunciando
il proprio coming out. “Ma non era felicemente sposato
con una donna?”, si sono chiesti tanti scozzesi. Esattamente,
Thomas era sposato, ma non felicemente, così come capita
a tanti calciatori nostrani. Un matrimonio di facciata, utile a
mascherare e a nascondere una sessualità non accettata, per
paura, in primis da se stessi. Il mondiale di calcio africano avrà
un suo Gareth Thomas?
Difficile, se non impossibile. Probabilmente non esiste su scala
universale un calciatore professionista dotato di così tanto ‘coraggio’.
Molto più semplice reprimere sul campo per poi sfogarsi
negli spogliatoi, tra saponette impazzite e ben piazzate pacche
sul didietro, sorrisi ammiccanti e sguardi provocanti. Chi il
Mondiale dovrà vederselo da casa sarà Zlatan Ibrahimovic,
escluso con la sua Svezia e probabilmente cercato con il cuore
e con la mente dal compagno Blaugrana Gerard Piquè. Dopo
essere stati paparazzati in teneri ed ambigui atteggiamenti, i
due hanno infatti riaperto la diatriba sul mondo gay e quello del
calcio, scatenando come sempre le più incredibili esternazioni.
Ibra, quasi sconvolto dall’atroce ‘accostamento’, ha chiesto
ad una giornalista di seguirlo a casa, in modo da farle vedere
quanto è ‘gay’. Non contento, ed orgogliosamente spaccone, le
ha consigliato di portare addirittura la sorella. D’altronde si sa,
giocare a canasta in tre sorseggiando un thè caldo e spettegolando
è sempre meglio che farlo in due. Un calciatore saggio,
Zlatan è decisamente un calciatore saggio. Ciò che è certo è
che la FIFA non ha purtroppo ancora autorizzato le televisioni
ad entrare costantemente negli spogliatoi, come avviene negli
States con il football. Magari per evitare di mostrarci proprio
quelle famose ‘saponette impazzite’ che potrebbero far cadere
un castello di carte, traballante e ridicolo, che ci vuole fuori da
uno sport fatto solo di uomini, costretti a vivere insieme 300
giorni l’anno, con l’ormone ovviamente in subbuglio e zero donne
nelle vicinanze per poterlo lasciare sfogare, come “natura”
vorrebbe.Peccato che se le mura di quegli spogliatoi avessero
occhi ed orecchie, e potessero parlare, racconterebbero sicuramente
tutt’altra verità.
Quale? Lasciate correre la vostra immaginazione. |
| redazione@gayclubbing.it |
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