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Il libro di Matteo Bonini Baraldi si diverte a smontare le tesi di chi si oppone al riconoscimento delle coppie omosessuali e traccia il quadro giuridico della materia
di Giulio Maria Corbelli (GAY IT)
L’altro giorno commentavo con un amico la notizia dell’apertura
sulle coppie omosessuali compiuta dal Comune di
Torino. «Mi chiedo a cosa servirà una roba del genere –
lamentava non senza disfattismo il mio interlocutore – La
useranno sì e no tre o quattro coppie, come è successo in
casi analoghi, e per non avere nessun diritto esattamente
come prima». De-genere sarai tu! Parole
che possono contenere una certa
fondatezza, ma che a mio parere non
bastano a esaminare la questione. Se
anche il riconoscimento torinese – prendiamolo
come esempio – fosse puramente
simbolico, dovremmo certamente
lamentarne l’inadeguatezza ma non
potremmo ignorarne il valore culturale.
La possibilità che le unioni omosessuali
abbiano uno straccio di riconoscimento
pubblico costituisce comunque un
segnale chiaro nello stagno silenzioso
in cui affonda la politica nazionale
e buona parte della società. Significa
dire che le coppie omosessuali esistono e non possono
essere ignorate ma bisogna garantire loro almeno alcuni
degli strumenti di tutela forniti alle unioni eterosessuali.
Una frase che la comunità gay ha urlato a squarciagola in
decine di manifestazioni negli ultimi anni, anche prima del
Kiss2Pacs del 2004, ma che il resto della società italiana
ha bisogno di sentirsi ripetere spesso, se non per convincersene
almeno per rassegnarsi all’idea.Proprio da questo
concetto parte il libro di Matteo Bonini Baraldi La famiglia
de-genere. Matrimonio, omosessualità, Costituzione
pubblicato nella collana LGBT/Studi sull’identità di genere
e l’orientamento sessuale della casa editrice Mimesis (172
pagine, 15 euro), che già alla fine del 2008 aveva dato
alle stampe la raccolta di saggi Le unioni tra persone
dello stesso sesso. Profili di diritto civile, comunitario
De-genere sarai tu!
Il libro di Matteo Bonini Baraldi si diverte a smontare le tesi di chi si oppone al
risconoscimento delle coppie omosessuali e traccia il quadro giuridico della materia
e comparato curata da Francesco Bilotta.Proprio
dal 2008 parte il libro di Bovini Baraldi, ricordando
il caso dei due giovani gay che si rivolgono al Comune
di Venezia chiedendo di poter fare le pubblicazioni
del loro matrimonio, richiesta naturalmente
respinta. I ragazzi non si sono fermati e si sono rivolti
al Tribunale, che ha sollevato un
dubbio di incostituzionalità sul divieto
di matrimonio per le persone dello
stesso sesso implicito nella nostra
legislazione. Come è noto, la Corte
Costituzionale ha emesso il suo parere
ad aprile 2010, ma il libro ha visto
le stampe precedentemente e non
commenta le motivazioni del rigetto
contenuto nelle parole della Consulta.
Un tema, tuttavia, che non può
essere trattato dal punto di vista del
diritto senza interrogarsi sulla natura
del bisogno di legittimazione delle
unioni omosessuali; per questo l’autore
parte con un primo capitolo intitolato «Perché
il matrimonio tra persone dello stesso sesso» nel
quale tenta di ricostruire la sottocultura di stigma
ed emarginazione con cui vengono trattate da parte
della società italiana le coppie gay e lesbiche. Ed
è qui che Bonini Baraldi si diverte a smontare, ad
esempio, le tesi di chi sostiene che «ognuno nella
sua camera da letto fa ciò che vuole, ma questo
non vuol dire aprire al matrimonio»... È ovvio che
una persona, com’è l’autore, che considera incivile
il rifiuto di riconoscere le coppie omosessuali abbia
facilità a liquidare come barbare queste posizioni.
Sarebbe però stato interessante cercare di approfondirle
con maggior coraggio: conoscere il «nemico>> è il miglior modo per combatterlo. |
| redazione@gayclubbing.it |
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