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CANALI » Interviste » Ivan Cattaneo: ho spiegato i gay al popolino

Ivan Cattaneo svela i segreti di Music Farm


di di Mario Cirrito
si ringrazia Gay.it per la gentile concessione



Gli è rimasta dolcezza e personalità, la passione per la musica trasformata in gioco multimediale con la pittura: a 51 anni, Ivan Cattaneo è tornato a fare concerti dopo Music Farm, ed è felicissimamente innamorato di Richard. Ha partecipato come ospite a Viareggio alla finale di Mister Gay Italia.


Come sei arrivato a "Music Farm"?
La produzione mi voleva fin dall'inizio e ho dovuto lottare con tutte le mie indecisioni e paure. Mi hanno raccontato che, alla finalissima, qualcuno si è messo di buona lena per farmi battere da Riccardo Fogli: un omosessuale non poteva arrivare primo.

Ovvio. Poi sei stato richiamato dalla Rai.
Prima di firmare il contratto ero terrorizzato. Ho sempre fatto sesso sicuro, mai un test sull’Aids in 32 anni, e la produzione lo obbligava insieme ad altre analisi: se risultavo positivo sarebbe stata la fine. Fu un susseguirsi di forti emozioni. Quando feci il mio ingresso in trasmissione guardai per prima Loredana Berté che, non microfonata, continuava a sibilare: «vai a casa, mo’ so cazzi tuoi», proprio mentre stavo parlando con Amadeus; mi son girato e le ho risposto per le rime.

Aggressiva e imprevedibile Loredana Bertè.
Lei pensa di usare gli altri come zerbini. Dico una cosa e, ti prego, non chiedermi altro: quella donna ha dei problemi. D’altra parte sa che deve giocare a fare la “stronza” capricciosa per stare alla ribalta. A me va bene, anche Patty Pravo è capricciosa, ma Loredana sa essere anche cattiva e prevaricatrice, è questo che non accetto; per fortuna sono entrato quando lei è stata eliminata. Pensava di restare fino alla fine, non è riuscita ad accettare l’eliminazione, si è incazzata con tutti.

Ricordi quel pianto in un angolo del pullman?
Desideravo tanto il mio Richard, inoltre sentivo un clima terribile in cui gli altri mi stavano preparando sorprese niente affatto piacevoli, colleghi che avevano in mente solo una cosa: distruggermi. Poi il reality show è davvero una terapia di gruppo; entri e ti tolgono tutto: cibo, cellulari, giornali, lasciandoti solamente le emozioni.

Il pubblico ti votava, eri sempre sui gradini alti della classifica.
Inizialmente pensavo fosse tutto truccato, invece i voti erano veri e tanti; evidentemente la gente apprezzava non solo le mie canzoni ma anche il personaggio. Nel partecipare volevo difendere Scialpi dagli attacchi di Loredana. Non posso parlare per conto terzi ma probabilmente Scialpi non ha avuto il coraggio di affrontare la Berté che tentava in ogni modo di fargli dire cose personali che non desiderava dire. Basta così, mi sento responsabile solo sulle mie cose, sul mio coming out, sono stato felice di presentare il mio ragazzo in uno show per famiglie; un’idea della regista femminista che ha trattato la cosa delicatamente.

È piaciuto a tutti questo incontro tra te e Richard…
Sono andato a leggermi i giornali e ho sentito un po’ di persone; erano tutti entusiasti per non aver visto un culturista o un ballerino di lap dance ma semplicemente un ragazzo innamorato di un altro ragazzo, senza fronzoli e scheccate. Sono convinto che quella sera stavamo influenzando le famiglie e tutto quel popolino catodico col nostro amore. Finché ci vedono in un Pride o una manifestazione politica pensano a una cosa diversa, ma quando in Tv un cantante presenta il proprio ragazzo, l’accettazione è più ampia.

Il gay fa tendenza in Tv, ma l'incontro tra te e Richard è stato dirompente.
In Tv c’è questo gioco di tendenza con Malgioglio e altri ma c’è modo e modo di essere gay. Platinette è bravissima, ma è un cartone animato, un trasformista. La gente non può prenderla sul serio. Io ero lì: un gay che non spaventava, che non era sopra le righe. Venti anni fa era diverso, oggi necessitiamo di diritti civili, di matrimonio, di leggi e dobbiamo presentarci come siamo.

Com’è stato il rapporto con gli altri colleghi di Music Farm?
Molto bello perché alcuni hanno capito, attraverso me, che convivere con un omosessuale è un fatto normale. Marco Armani e Franco avevano serissimi problemi, mi avevano buttato fuori dalla loro camera. Fogli e il suo compagno di stanza, il primo giorno, avevano detto cose orrende. Alla fine hanno compreso che non è così complicato vivere con uno diverso da loro. Armani era colui che aveva più pregiudizi sui gay, poi mi ha detto: «ho imparato a fidarmi di te e dei tanti ragazzi come te»…



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