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CANALI » Reportage » LIBANO VOGLIA DI NORMALITA'

testo e foto di Felix Cossolo redazione@gayclubbing.it.

Voglia di pace. Questo è quello che ho dedotto dal mio recente viaggio in Libano. I politici litigano. Da mesi stanno discutendo per mettersi d'accordo sul nuovo Presidente della Repubblica, se e come disarmare Hezbollah, come reagire ai sorvoli degli aerei israeliani sul territorio libanese, come risolvere il problema dei profughi palestinesi e dei campi dei rifugiati, che posizione adottare nei confronti della confinante Siria e dell'Iran e così via. Di tutto questo se ne parla in televisione, sui giornali e nelle università, ma sinceramente tra la popolazione c'è semplicemente tanta voglia di normalità. Sia prima del viaggio con i miei contatti su Skype, Msn Messanger e Gayromeo che durante il soggiorno sembrava che a nessuno interessasse parlare di attentati, guerra civile ed elezioni, forse per scaramanzia o forse perché questi discorsi potrebbero sembrare una iettatura. Considerando le piccole dimensioni del Paese (circa la superficie dell'Abruzzo) ho potuto viaggia-re da Tripoli (al nord) a Tyr (al sud) e nella città di Baalbeck (ai confini con la Siria). Paradossalmente la stessa Interpol ha qualificato il Libano come uno degli Stati più sicuri al mondo (dicembre 2003). Certo è un Paese militarizzato e sarà per questo che sia di giorno che di notte si può circolare senza rischi di microcriminalità. I posti di blocco, i carri armati, i checkpoint, il filo spinato, le mitragliatrici puntate e i militari non sono un bel vedere, per non parlare delle case distrutte, del porto e della corniche di Beirut in ricostruzione, della marina degradata, della costa inondata di rifiuti, del traffico caoti-co. Nonostante tutto ciò la gente esce, si diverte, fa amicizia e anzi non vuole che il Libano venga associato alla guerra. È stufa, vuole vivere una vita normale. Infatti, in un Paese di 4 milioni di abitanti, di cui il 30 per cento cristiani (il 4 per cento di armeni) e una maggioranza di musulmani, gli sciiti, i sunniti, i drusi, gli alawiti, gli ismaeliti, gli ortodossi, i cattolici, i maroni-ti e i protestanti riescono a convivere pacificamente (a parte le milizie e gli integralisti di ogni colore); parlano l'arabo, ma anche il francese e l'inglese; hanno le loro usanze, i loro codici, le loro leggi a seconda del gruppo di appartenenza. Per esempio il Presidente della Repubblica deve essere cristiano maronita, il Parlamento è composto da 128 deputati ripartiti in parti uguali tra musulmani e cristiani. L'unico Paese medio-rientale dove il dialogo multiconfessionale è una realtà. Sul quotidiano francofono L'Orient Le Jour tutti i giorni si leg-gono editoriali, lettere e interventi che sottolineano la rivalsa della società civile contro gli apparati militari e religiosi: le riunioni tra il generale Michel Aoun e Saad Hariri, gli interventi del segretario generale di Hezbollah, Hassan Nasrallah e del capo dello Stato filo siriano Emile Lahoud, gli incontri dell'anziano Presidente Amine Gemayel e gli interventi del patriarca maronita Nasrallah Sfeir. Tutte le autorità politico-religiose dichiara-no che vogliono trovare un posto al sole per un Paese dei Cedri libero, indipendente, sovrano, responsabile del suo territorio e del suo destino e si interrogano sulla necessità di eleggere un nuovo Presidente con il più ampio consenso della comunità libanese. Ma come scrive l'inviato di Repubblica Guido Rampoldi "anche se si arrivasse ad un compromesso sulla elezione del Presidente, resterebbe un paese in bilico: l'economia è ferma, i giovani non sognano che l'immigrazione, le comunità si chiudono al lavoro interno e le fazioni politiche si riarmano. Della Rivolta dei Cedri non è rimasto che il ricordo". E difatti dal 2005 dopo che una bomba in pieno centro uccide l'ex premier Rafik Hariri comincia una nuova stagione di instabilità: le incursioni di Hezbollah contro l'esercito israeliano l'estate dello scorso anno, l'occupazione militare del centro di Beirut da parte dei cri stiani del generale di Aoun, gli scontri fra i guerriglieri islamisti nel campo palestinese di Naha el Bared, gli ultimi attentati a deputati della maggioranza e incendi di foreste legati alla mano filoterrorista...

Una storia che attraversa 5000 anni di dominazioni e di razze (da quella fenicia a quella romana, dai bizantini alla conquista araba, dalle crociate ai mamelucchi, dagli egiziani ai francesi, per terminare con i regimi filo siriani e le interferenze degli altri Stati, compreso l'Iran, Israele e gli Stati Uniti) e un territorio che si presenta diversificato: dalle catene montuose alla vallata della Bekaa, a una costa lunga 210 km sul mar Mediterraneo. In un sol giorno si può sciare a 3000 metri al mattino e pratica-re lo sci nautico il pomeriggio. 300 giorni di sole l'anno e un clima mite!

Un popolo accogliente e aperto soprattutto alla cultura occidentale: liberale, tollerante, dinamico, attaccato alla libertà di espressione e di impresa. Il Libano era definito la Svizzera del Medio Oriente, con i suoi Casinò, i grandi alberghi, i centri balneari e turistici, le discoteche e i ritrovi per tutti i gusti. Molti arabi di altri Paesi meno liberali vengono qui a passare il week end, e nelle università sono accolti studenti di altre nazionalità del Medio Oriente grazie alla sua ospitalità e attività didattica. Un viaggio in Libano, il Paese dei Cedri (simbolo nazionale) e terra della nascita dell'alfabeto, merita anche per i siti archeologici, le rovine, le vestigia, i souk e i musei. Ben 13 milioni di emigrati di origine libanese vivono all'estero, una vera e propria diaspora. Prima di partire mi sono documentato sul sito del Ministero degli Esteri che sottolinea di andarci solo se in caso di effettiva necessità. In effetti recentemente ci sono stati attentati contro personalità politiche libanesi (gli ulti-mi il 19 settembre e il 13 giugno con la morte di due deputati della maggioranza, guardie del corpo e passanti) e contro una pattuglia dell'Unifil spagnola il 23 giugno scorso. Il sito del Ministero sconsiglia quindi la frequentazioni di posti pubblici, centri commerciali, aeroporti, ristoranti e grandi alberghi, evitando manifestazioni e altri obiettivi privilegiati dai terrotisti.

All'arrivo a Beirut ho incontrato Ali, un ragazzo di 24 anni che fa lo stilista. Mi ha invitato a prendere un caffé da Starbuks in Hamra street, la via più occidentale di Beirut, dove alloggiavo al Plaza. L'ho conosciuto su Gayromeo. In pratica lui non frequenta posti omosessuali perché teme che ci siano controlli di polizia o persone che lo riconoscono e ciò potrebbe, a suo dire, avere ripercussioni sul suo lavoro. Le sue relazioni le procaccia su internet dove si sente al riparo. Tanto represso che quando passeggiavamo mi rimproverava di non parlare a voce alta per-ché ‘potrebbero sentirci’; anzi, mi invitava a conversare in francese (l'inglese è più diffuso). Mi ha accompagnato al bear bar Wolf a pochi passi da Hamra ma lui si è bloccato a 100 metri di distanza dalla paura. L'ho invitato alla discoteca Acid, al cinema Gloria, all'hammam, nulla da fare: un grande represso. Ma per fortuna non è la situazione reale. Come dimostra l'organizzazione di Mister Bear Arabia al Milk Café a cura del Lebtour, un'agenzia di viaggi gay libanese; oppure l'atteggiamento degli attivisti di Belem e il mio incontro con Bilial, il direttore del centro gay che senza problemi si lascia intervistare e fotografare.

Incontro con Bilial Sharafeddin direttore del centro glbt Helem di Beirut

Non è facile indicare una via al conducente di un taxi soprattutto se l'indirizzo è in lingua inglese. Nessuna difficoltà invece perché sapevo dove si trova Futur Tv e quando dai un punto di riferimen-to ben preciso i tassisti riescono a orientarsi. Bilial è un bel ragazzo di 24 anni, libanese, mi accoglie, si fa fotografare, mi regala la rivista Barra e alcuni volantini sulle iniziative del gruppo gay Helem di Beirut; lavora a tempo pieno in base ad un progetto finanziato dall'organizzazione con contributi della comunità internazionale e dai libanesi gay residenti all'estero. Sebbene occorra coraggio ad uscir fuori in un Paese arabo, Bilial vive con molta tranquillità la sua gaiezza e il suo impegno politico.

L'art. 534 decreta che l'omosessualità è un reato. Si parla di tutte le forme di sessualità 'anormali', la pena prevista è di un anno di prigione, ma da tempo non viene applicata. Due anni fa ci fu un raid della polizia alla discoteca gay Acid, arrestarono 11 persone ma in realtà si trattava di reati relativi all'uso e allo spaccio di droga.

Alla discoteca Acid però non è possibile eccede-re nell'affettuosità, bisogna essere discre-ti, è vero?

In effetti la sicurezza interviene se ci sono 'eccessi', ad esempio baci approfonditi o atti contro la pubblica decenza.

Quanti sono i vostri iscritti?

Una trentina i membri attivi, un migliaio i supporter.

Avete mai organizzato un Pride?

No. Ma in occasione della giornata mondiale contro l'omofobia tra le iniziative in un hotel abbiamo radunato oltre trecento persone.

Mi hanno detto che negli hammam è vietato l'uso del preservativo perché in caso di irruzio ne della polizia potrebbe costituire evidenza di reato (nonostante l’al to rischio di contrarre il virus dell'HIV).

Da quello che mi risulta è vero che gli hammam non distribui scono preservativi ma è falso che non lo si possa usare. Come vedi da questa scatola che ti regalo (si tratta di una confezione di condom, con testi in arabo) il Ministero della Salute sostiene la nostra iniziativa di prevenzione.

Nel vostro gruppo ci sono divisioni politiche e confessionali?

Siamo un movimento apartitico e interconfessionale, con iscritti musulmani e cristiani senza nessuna distinzione e discriminazione. Sosteniamo i partiti più friendly, per esempio il Libanese Free Patriot Movement, ma anche il generale Aoun. Consigli i turisti di altri Paesi a venire in vacanza in Libano? C'è la compagnia Lebtour che si occupa di turismo gay. Qui arrivano molti turisti gay soprattutto dal Golfo e sono entusiasti.

Quali attività svolgete in sede?

Questo centro è anche un punto di incontro, ha una picco-la biblioteca, organizza seminari e training, proiezioni video (per esempio questo mese trasmettiamo gli episodi di Queer as folk), l'iftar (porta il tuo cibo con te), serate bingo, games night puissance... Ospitiamo riunioni del gruppo dei genitori di figli gay e delle amiche lesbiche e saltuariamente pubblichiamo la rivista Barra (fuori).

barra.editor@gmail.com HELEM Lebanese Protection for LGBTIQ 174 Spears St. (Zico House)

Zarif 2040 3005

Phone : +961 1 745092

Beirut, Lebanon (vicino Futur Tv)

dalle 10 alle 18 dal lunedì al venerdì www.helem.net



Consigli utili

Volo: con Alitalia il costo è intorno ai 400 euro, la durata tre ore e trenta minuti (fuso orario, Beirut +1 ora). L'aeroporto dista 7 km dal centro. Tariffa intorno ai 10 dollari con un taxi. Il visto per 1 mese è gratuito e si può richiedere direttamente in aeroporto (è importante che sul passaporto ci sia alme-no una pagina libera e nessun timbro per Israele).

Il cambio: 1 euro= 2150 lire libanesi; 1 dollaro= 1500 L.L. Un hotel 4 stelle colazione inclusa in Hamra street intorno ai 50 dollari. Per ospitare comunque è preferibile affittare un appartamento o una camera in un residence, Plaza Hotel, Hamra Street - Main road, tel. 961-1 755 777, oppure Hotel Mozart www.hotelmozartlib.com.

Un pacchetto di Marlboro meno di un euro (lo stesso per un quotidiano in lingua inglese o francese), un'ora ad un internet café 2000 L.L. (poco meno di un euro). Un pasto al ristorante dai 5 ai 10 euro. Un chawarma un euro circa. Nei ristoranti si trova facilmente la birra (la libanese Almada e la Heineken) e nei bar gli alcolici sono serviti senza pro-blemi. Da provare la 'mezza', una gamma di piatti che arriva fino a qua-ranta (i nostri assaggini).

Acquistare una carta telefonica libanese costa caro come inviare sms dal vostro cellulare, preferibile quindi utilizzare internet. Taxi: le vie sono indicate raramente (sono divise in settori). I taxisti spesso parlano solo arabo, non sanno leggere le mappe e capiscono se vengono dati dei punti di riferimen-to quali il nome del quartiere, dell'hotel, degli studi televisi-vi, edifici pubblici o monumenti. Ci sono taxi che svolgono un servizio di 'service' e con 1-2 dollari ti portano a destinazione, ma sono taxi collettivi. Altrimenti la corsa costa da 3 a 10 dollari a seconda della zona. Per spostarsi in altre città è conveniente prendere gli auto-bus. Se vuoi andare verso nord (Tripoli, Byblos, Batroun, Jounieh) la stazione è quella di Charles Helou (di fronte al porto), verso sud (Saida, Tyr) o la valle della Bekaa si parte dalla stazione di Cola. Il costo va da 1 dollaro a 4 dollari, consigliati i bus della Connex.

Ha appena aperto in Hamra street nei pressi del Crow Plaza un centro fitness modernissimo, www.fitnessfirst-me.com. Non fotografare siti e installazioni militari.

Da visitare: il Museo Nazionale di Beirut, il Museo Aub, il museo archeologico dell'Università Americana, piazza dei Martiri e le vestigia dell'epoca romana, le varie moschee e chiese.

A Tripoli il mercato Khan al Saboun e la sua fabbrica di saponi e creme, www.khanalsaboun.com (circa 85 km da Beirut).

A Balbeck il sito archeologico con il tempio di Giove, di Bacco e Venere e l'annesso Museo (costo 12.000 L.L.- a 100 km circa dalla capitale).

A Tyr il sito archeologico di epoca romana (monumentale l'Arco di Trionfo - costo 6.000 L.L.- due ore di bus).

A Batroun il vecchio porto, la fortezza fenicia, la cattedrale e il vecchio souk (ottima la limonata).

A Byblos (Jbeil), una delle città più antiche del mondo - dà il suo nome alla Bibbia - il porto, la moschea, il museo dei fossili, il sito archeologico.

Bertho Makso, Ambasciatore dell’IGLTA in Libano www.lebtour.com

Venerdì sera: sono all'Acid, una delle più longeve discoteche del Libano, situata ad est di Beirut. Sto in piedi, al bar, tra due grup-pi di uomini vestiti Gucci e Prada, tutti con capelli e barba perfet-ti. Musica techno araba, coppie che ballano al bar o su una pedana al centro della sala. Se non fosse per la musica araba potrei benissimo essere a Berlino, Londra, forse a Madrid. Giudicando dall’Acid e dalle molte discoteche gay in Libano, si capisce che la guerra civile è lontana: i costumi sessuali sono cambiati e la cultura gay è fiorita a Beirut. Tuttavia la legge continua a condannare le relazioni tra persone dello stesso sesso. Helem, un’organizzazione no profit che si batte per i diritti omosessuali, sta cercando da anni di cambiare le regole con l’impegno dei suoi avvocati. La sua azione si svolge anche sul campo, con molta informazione e assistenza ai giovani. Nel frattempo Beirut sta diventando la capitale gay del Medio Oriente. L’agenzia Lebtour.com ne è una testimonianza: grazie ad essa turisti da tutto il mondo arrivano in Libano, attratti dalla sua vita notturna e dall’atmosfera gay friendly che lo rendono uno dei Paesi arabi più aperti all’omosessualità. È proprio il caso di dirlo: il Libano, e Beirut in particolare, sono l’oasi gay del Medio Oriente.
redazione@gayclubbing.it
 
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